“EX OPIS”

Fotografie di Loredana Moretti a cura di Loredana Moretti e Gianfranco Torro.

Una narrazione fotografica realizzata nell’anno 2000 all’interno degli ambienti dell’ex OPIS (Ospedale Psichiatrico Interregionale Salentino) di Lecce a due anni dalla sua chiusura in applicazione della legge n.180 del 1978 nota come “legge Basaglia”.

In mostra quarantatré scatti in medio formato 6x6 e trentadue Polaroid originali; sarà inoltre presente un’opera su fronte e retro di un cartoncino di un ex paziente della struttura con disegni e scritti avvolti tra loro in modalità inestricabile quasi a fare da contraltare interno allo sguardo esterno della fotografa, Loredana Moretti.

Questo lavoro è stato presentato negli anni in molte mostre nazionali ed internazionali ed ha ricevuto importanti riconoscimenti, ma paradossalmente mai a Lecce, ragione per la quale l’autrice ha grande entusiasmo nel presentarlo nella città di origine del progetto. Precedenti lavori sulla realtà manicomiale avevano mostrato quella che era una realtà celata dal gergo degli specialisti e dalle fredde analisi delle statistiche. Su tutti “Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin” del 1968, primo in Italia, aveva reso visibile a tutti la terribile realtà dei manicomi: i letti di contenzione, le camicie di forza, le sbarre, i mazzi di chiavi da una parte e dall’altra gli sguardi spaventati e terribili, i volti deformati dalla malattia, l’abbandono, la disperazione dei malati.

La coscienza civile del paese ne fu sconvolta ed il sentire comune dell’opinione pubblica mutò anche grazie a quelle immagini che in maniera drammatica e diretta sostenevano i ragionamenti culturali e politici di Franco Basaglia e Franca Ongaro sull’inumanità del manicomio.

Loredana Moretti, spinta dall’ansia di documentazione di questa realtà prima che sparisse definitivamente, ha fotografato tutti i padiglioni dove hanno vissuto i pazienti, le zone di servizio come la cucina, la lavanderia, i depositi, i bagni, le zone esterne e l’antica chiesa di San Giacomo alla quale era annesso il convento sede dei Frati Alcantarini e attorno alla quale è stato costruito l’intero manicomio a partire dal 1901.

Dalle fotografie si percepisce distintamente l’assenza totale di intimità: lavandini, water, vasche, docce tutti in fila uno accanto all’altro a negare la possibilità di avere alcunché di proprio, personale, financo il proprio corpo, alla mercé di tutti e tutto, senza alcun confine tra la carne e il luogo di contenimento.

Quando è stato realizzato questo lavoro, nella struttura vivevano ancora nove uomini. Non avevano nessuno che potesse o volesse accoglierli dopo tutto il dolore vissuto; erano liberi solo di passeggiare tra i viali della struttura. La fotografa ha rifiutato scientemente di fotografare i pazienti rimasti; la sua scelta è stata quella di fotografare solamente gli ambienti vuoti, gli impianti in disfacimento, le suppellettili abbandonate, per cercare di accompagnare l’osservatore in un processo d’identificazione. Pochi pensano, osservando le meravigliose e drammatiche foto di Cerati e Gardin di poter essere al posto di quei poveri malati, ma tutti possiamo figurarci cosa possa essere stato vivere in quei luoghi privi di ogni minima possibilità di intimità e privatezza, con servizi comuni e situazioni coatte.

Per i suoi scatti la Moretti ha scelto le ore del giorno più calde e più forti per la luce per l’esigenza di farla entrare pienamente in quei luoghi attraverso le enormi finestre, per raccontare il vuoto positivo di quei momenti. Ogni immagine è stata realizzata nel pieno rispetto delle persone, dei luoghi e delle cose: non una carta, non una sedia, non una pietra sono state spostate dalle loro posizioni originali. Col suo sguardo la fotografa ha voluto portare a conoscenza un vissuto scomodo, un dolore dimenticato e la volontà di poche mani tese verso i malati.

La dedica di questo lavoro è per tutti coloro che non ci sono più, per quelli che sono sopravvissuti a tanto dolore e che da qualche parte, ora, sono “normalmente” in contatto con il proprio disagio.

La mostra vuole essere anche un punto di partenza, uno spunto di riflessione per cercare di sanare una ferita forse ancora aperta nella città di Lecce o per lo meno di comprenderla pienamente. Per questo motivo saranno associati durante il corso della mostra diversi eventi di carattere scientifico ed artistico coordinati dal Dott. Gianpaolo G. Mastropasqua, allo scopo di approfondire e descrivere le stesse tematiche da diversi punti di vista. Di seguito si fornisce programma dettagliato degli eventi.

Dal 20 LUGLIO al 30 AGOSTO 2022 | Ingresso Libero
Inaugurazione mercoledì 20 luglio 2022 ore 18.30
Must Off Gallery